Il pianeta e la bambina


Venetia Burney, l’undicenne
che dette il nome
a Plutone


di Sergio D’Amico

Secondo una prassi consolidata, da Galileo in poi, l’onore di battezzare i corpi celesti spetta ai loro scopritori; sia che si tratti di astronomi dilettanti, che di professionisti. Di solito, questo avviene con oggetti piccoli e poco luminosi, come asteroidi, comete e i satelliti dei pianeti. Nel caso di Plutone, però, questo compito spettò a una ragazzina inglese, che non si non si occupò mai di Astronomia.

E che potè osservare al telescopio il “suo” pianeta solo in tarda età, poco prima di morire.

Un ingegno precoce e un nome azzeccato 

Figlia di un pastore anglicano, Venetia Katharine Douglas Burney nacque a Oxford l’11 luglio 1918. Henry Madan, fratello di suo nonno, aveva suggerito all’astronomo Asaph Hall i nomi di Phobos e Deimos per i due satelliti di Marte che egli aveva scoperto. Il 14 marzo 1930, quando il “Times” pubblicò la notizia della scoperta di un nuovo pianeta, ai confini del Sistema Solare, Madan chiese alla piccola Venetia quale sarebbe stato, secondo lei, il nome adatto per questo corpo celeste.

La bambina, che mostrava un precoce interesse per le scienze e la mitologia classica, suggerì il nome di Plutone. Il dio degli inferi, infatti, ben si adattava all’oscurità perpetua che doveva regnare alla distanza di oltre quattro miliardi di chilometri dal Sole. Madan telegrafò allo scopritore del pianeta, l’americano Clyde Tombaugh, che accettò il suggerimento della bimba inglese. Anche perché le prime due lettere di quel nome erano anche le iniziali di Percival Lowell: colui che, per primo, aveva ipotizzato la presenza di un altro pianeta oltre l’orbita di Nettuno. 

Un riconoscimento tardivo

In seguito, il nome di Venetia fu dimenticato. Dopo aver studiato matematica, la ragazza inglese divenne insegnante di Economia in un College femminile di Londra; senza più occuparsi del pianeta che aveva battezzato. Ci si ricordò di lei nel 2006, in occasione della decisione, da parte dell’International Astronomical Union (IAU), di “declassare” Plutone a “Pianeta Nano”; resasi opportuna dopo la scoperta di altri corpi celesti di dimensioni simili, e posti a distanze dal Sole analoghe a quella dell’ormai “Ex pianeta”. Intervistata, Venetia affermò che la decisone non la riguardava, ma che avrebbe preferito che le cose fossero rimaste invariate.

Ad ogni modo, il pubblico avrebbe nuovamente sentito parlare di lei tre anni dopo, in occasione dell’Anno Internazionale dell’Astronomia, promosso dall’Unesco per il quarto centenario delle prime osservazioni telescopiche di Galileo. Nel 2009, infatti, fu presentato il documentario “Naming Pluto”, dove veniva ripercorsa la vicenda, narrata dalla voce di Venetia. La quale, subito prima l’89esimo compleanno, aveva potuto finalmente vedere, per la prima volta, il “suo” pianeta al telescopio. La “Bambina di Plutone” morì il 30 aprile di quell’anno. Un asteroide porta – e porterà per sempre – il suo nome.   

Approfondimenti
Bibliografia

– S. B. Nicholson, N. U. Mayall, “Positions, orbit, and mass of Pluto. Astrophysical Journal”, n. 73, marzo 1931.
– C. W. Tombaugh, “The search for the ninth planet, Pluto. Astronomical Society of the Pacific Leaflets”, n.5, 1946.
– M. Fulchignoni, “Il Sistema Solare, in Astronomia – Alla scoperta del cielo”, vol. 1, Curcio Editore, Roma, 1982.
– AA. VV., “International Year of Astronomy 2009 Final Report”, Unesco, IAU, 2010.

Filmografia

– “Plutone”, in “Giganti, asteroidi, comete – L’Universo”, Produzione York Film, su licenza Cinehollywood, Istituto Geografico De Agostini, Novara, 2006.
– “Naming Pluto”, Father Films, Londra, 2008.

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