Maria Pia Romano: “La cura dell’attesa”


Intervista all’autrice

di Emanuela Boccassini

In giro per l’Italia, la scrittrice, salentina per adozione, Maria Pia Romano sta presentando la sua ultima fatica letteraria, “La cura dell’attesa”, Lupo Editore.
Il romanzo è l’intensa e coinvolgente storia di vita di Alba. Donna particolare, a volte asociale, vive la propria esistenza non badando alle regole imposte dalla società, ma segue la propria inclinazione, il proprio modo di sentire e di amare.

Alba, sin da fanciulla, si affaccia alla vita con gli occhi maturi. Guarda con distacco la gente che la circonda. Ama abbandonarsi alla natura, soffermarsi sulle bellezze che la circondano, sui colori brillanti di un Salento ricco e profondo. Assapora i profumi della terra che la ospita, sente il calore del sole del Sud, ascolta la brezza del vento, il rumore del mare sugli scogli. Quel mare che cambia colore a seconda dell’umore e che è l’elemento costante della sua esistenza.
Difficilmente Alba si concede all’amore, ma con Davide e Filippo si lascia trasportare dalle emozioni, senza pensare o interrogarsi sul futuro, neppure quando accarezza il suo ventre leggermente gonfio. La nuova vita, quella che cresce dentro di lei, diventa la sua ragione d’essere e sa che d’ora in avanti non si sentirà e non sarà mai più sola.

Maria Pia, ci sono elementi costanti nel tuo romanzo: capelli, mare, conchiglie, pelle. Hanno un valore simbolico? Quale?
«Il mare e le conchiglie sono presenti da sempre nella mia scrittura, perchè il mare, come la scrittura stessa, mi ha salvata. Il grande blu è il grembo materno che mi accoglie da sempre, quando il mondo esterno ha un passo che non voglio assecondare.
Le conchiglie ritornano come elemento della sensualità femminile, che nella protagonista si svela quando scioglie i capelli e si apre all’amore. “La cura dell’attesa” è un lavoro più sensuale rispetto ai precedenti, ascoltando la pelle si va incontro ai desideri, quindi alla vita
».

Qual è il tuo rapporto con la tua terra? Sembra un “odio et amo” bodiniano…
«Esattamente. Adoro il Salento, che è la mia terra d’adozione, ma non posso non essere critica verso un certo tipo di turismo che ci sta rovinando (vedi Gallipoli ad agosto). Odio-amore catulliano sicuramente verso l’Alta Murgia di mio marito, che mi ha accolta, ma con la diffidenza che le è propria».

Qual è l’anima segreta del Salento?
«Quella in cui si sente la voce dei poeti salentini. Quella in cui il chiasso è lontano e il silenzio svela la bellezza dei luoghi. Quella in cui lo sguardo si perde nelle trasparenze del mare, nelle cave rosse di bauxite, nelle pietre senza nome che ci scavano dentro la passione per le cose selvagge e un po’ apre, sicuramente mai scontate».

Parlami un po’ di Alba. Che tipo di personaggio è? A volte sembra circondata più da ombre che da luci.
«Alba è una donna vincente nella sua professione, sorprendentemente dolce invece in amore, con la sua paura d’amare. La sua determinazione di facciata nasconde una profonda fragilità. Le sue ombre antiche vengono da un’infanzia in cui ha trascorso molto tempo da sola, con i suoi libri».

Quali sono i fantasmi che popolano la sua mente?
«Tanti, forse senza nome. Primo fra tutti il fratellino, morto prima che lei nascesse».

La scelta di Alba per alcuni potrebbe essere coraggiosa, per altri egoistica. Secondo te? In fin dei conti Alba ama Davide per la sua presenza evanescente, per la mancanza di impegni, ama Filippo per il motivo opposto, che però poi la portano ad allontanarsi da lui: forse, per lei è troppo noiosa la quotidianità. Alba non riesce a stare con la gente: si avvicina solo per necessità lavorative, ma preferisce isolarsi dal mondo. Non pregiudica così l’esistenza futura del suo bambino?
«Non credo che Alba scelga: ad un certo punto fa solo quello che le viene naturale, con tutte le conseguenze. Perché alla felicità non si può rinunciare per tutta la vita. E’ egoismo inseguire la propria felicità? Può essere, ma forse sarebbe più grave una rinuncia, perché significherebbe tradire se stessa.
Ogni volta che si è imposta delle scelte, poi ha dovuto deporre le sue certezze, anche lei è un po’ come Davide: l’uomo che la lascia libera, amandola come può.
Nella sua attesa Alba sceglie di vivere la complessità dei suoi pensieri a volte isolandosi dal mondo, ma essere madre è altra storia: è un capitolo ancora non scritto
».

Anche tu hai sempre una valigia pronta vicino al letto?
«Sì. Da molto tempo».

La tua ricerca della felicità attraverso cosa passa?
«Attraverso quello che mi viene naturale. Sono molto dura con me stessa e mi pongo degli obiettivi importanti (questa volta non parlo di scrittura, ma di lavoro), ma arriva un punto in cui non scelgo più e mi limito a fare quello di cui ho bisogno: cercare il mare, un libro, il mio uomo. Gli amici».

Quanto contano i libri nella tua vita?
«Tanto. Forse anche troppo, in passato».

L’evoluzione di Maria Pia come scrittrice, va di pari passo con quella di Maria Pia come donna?
«È naturale che questo avvenga. Nella mia scrittura c’è un po’ della mia vita, un po’ di quella degli altri, c’è sicuramente quella che ho potuto solo immaginare, ad esempio attraverso la maternità di Alba».

Approfondimenti
Bibliografia

– Romano M.P., “La cura dell’attesa”, Lupo Editore, 2012.

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