“Matai e mati da scola” (“Bambini e bambine della scuola”)



I maestri protagonisti dei ricordi degli alunni della Valsesia

 

di Barbara Saccagno

 

C’era una volta, non troppo tempo fa, una scuola perduta fra le montagne, bambini con cartelle di cartone, la neve compagna di giochi, la maestrina venuta da lontano e la vita dura, che iniziava presto per gli scolari, eppure… le risate e l’allegria non mancavano mai.
Leggere questo libro, di fatto una raccolta antropologica d’interviste ai “vecchi” scolari di un piccolo paese – Cravagliana e frazioni – nel cuore della Valsesia (in provincia di Vercelli), significa essenzialmente ritrovare il filo perduto del nostro ieri, che, a ben guardare, non è, poi, molto lontano dall’oggi, sebbene sembri distante anni luce dalle comodità da consumismo spinto della nostra società liquida contemporanea.

 

“Per noi la maestra era un’istituzione” (Ada M., p. 108)

Le maestre e i maestri sono i protagonisti delle tante storie raccontate in questo libro dai loro ex scolari. Erano il punto di riferimento, l’istituzione del paese accanto al prete e ai pochi notabili residenti; loro impartivano l’imprinting educativo del “sapere” scolastico ai giovani ma anche, spesso, di quello“pratico”, insegnando ai piccinilavori domestici ed agricoliche sarebbero serviti nel loro percorso di vita, nella maggior parte dei casi quello duramente legato all’allevamento e all’agricoltura montana, parca di guadagno ma densa di fatica, anche per i bambini: “In estate si andava all’alpe con le bestie. Si stava su tre mesi ed eravamo costretti a portarci dietro i compiti delle vacanze” (Bruno S., p. 120).

Fatica e vita grama (amara) pure per i poveri insegnanti, durante l’anno scolasticovivevano isolati dal resto del mondo, qui le risorse erano scarse,l’inverno e la neve duravano a lungo, le strade erano poche e le distanze da percorrere molte.

“Fatta domanda al Provveditore, mi su assegnata come sede di insegnamento la scuola di Brugaro perché nessuna insegnante accettava questa destinazione, perché in montagna, senza strada e quindi scomodissima.” (Iolanda S., p. 114)

Eppure molti insegnanti al paeseci sono rimasti, colmati dall’affetto dei compaesani e degli alunni hanno superato le difficoltà, sopportato le scomodità – “Il tutto senza luce elettrica e senza acqua potabile. Sotto i pavimento di notte un’allegra compagnia di topi scorrazzanti.” (Celeste B., p. 115) – e formato nuove famiglie inserendosi pienamente nella vita sociale delle comunità montane locali. La bellezza scabra e ruvida delle montagne ha conquistato il loro cuore, d’altronde la dura scorza dei monti, se si ha il coraggio di scalfirla, arriva dritta all’anima e vi rimane per tutta la vita.

In questo libro si ritrovano la semplicità e i veri valori,quelli che oggi sembrano scomparsi, rimasti cristallizzati nei visi sorridenti o compìti degli alunni nelle istituzionali scolorite fotografie di classe in bianco e nero che accompagnano i testi. I nostri bambini sono iper protetti e messi al riparo da qualsiasi prova, sono sempre più isolati, soli e fragili. Oggi, spesso, la maleducazione è considerata erroneamente sinonimo dell’esser “svegli”  e le ammonizioni non vengono quasi mai tollerate dai genitori; allora, ma fino a non poco tempo fa, “I genitori non erano dalla nostra parte se ci sgridava la maestra, Ci dicevano che dovevamo studiare di più o stare attenti. C’era proprio un’altra educazione.” (Maria Lucia N., p. 60) e le punizioni non erano troppo leggere, arrivavano anche bacchettate sulle mani se si era troppo scalmanati o svogliati (naturalmente non è ammissibile né condivisibile,ma i tempi erano altri e più delle parole serviva l’esempio pratico e diretto, quello che si ricordava “per un bel po’).

“A quei tempi valeva più la condotta” (Renato F., p. 55), bisognava imparare a stare al mondo “come si deve”, secondo la buona creanza.

Scorrendo le pagine sul filo dei ricordi dei bambini che furono, però, quello che emerge è la felicità dell’infanzia, la gioia di essere liberi di giocare a lungo insieme nei pressi della scuola, l’affetto per i maestri, l’uguaglianza fra gli alunni e l’amicizia vera.  Le chiacchiere durante i lunghi tragitti per raggiungere le piccole aule fredde, dove ognuno portava con sé un pezzo di legno per scaldare l’aula, i pranzi in comune con il minestrone, i giochi, la magia della neve e le corse a perdifiato: La bellezza pura e vera dei valori di una fanciullezza che nonostante la povertà era gaia.

“A conclusione di un periodo così sereno e tranquillo, unite alla gioia delle sospirate vacanze, c’erano anche la tristezza e la commozione dei saluti, mitigate in parte dalla promessa di mantenere vivi i contatti.” (Anita O., p. 131)

Ad ogni fine un nuovo inizio, la campanella è pronta a suonare per nuovi scolari, per tutti gli altri resta sempre vivo il ricordo…

Approfondimenti
– S. Contini, A. Ginotti, E. Malvestito, L. Pochetti, T. Tosi (a cura di),  “Matai e mati da scola” –  Maestri e alunni nelle scuole della Val Mastallone, Vignette B. Delvecchio, Varallo, 2016

2 risposte a ““Matai e mati da scola” (“Bambini e bambine della scuola”)”

  1. Calvino Emilio dice: Rispondi

    Dove lo posso trovare? Grazie!

  2. Il libro è stato pubblicato da un’associazione di volontariato di Varallo, Avas, e si può trovare (ordinabile anche via posta) al Centro Libri Punto d’Incontro di Varallo Sesia qui i contatti
    http://www.centrolibripuntoincontrovarallo.com/contattaci_3.html

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