“Schegge di follia”: quanto sei pericolosa?

Una donna, la sua solitudine, i suoi demoni: recensione di un film cult

 

di Chiara Listo

 

C’è una pellicola, considerata “cult” tra la fine degli anni Ottanta e gli inizi dei Novanta, ma della quale adesso si parla molto poco: il titolo originale è “Heathers”, ma qui in Italia è uscito al cinema come “Schegge di follia”. E, dato che in questo film la componente “donna” è molto forte, se non addirittura primaria, l’intenzione è quella di proporne qui trama e recensione, con la speranza che sempre più persone possano apprezzarne il significato.

Trama
Veronica frequenta il liceo, e ha dovuto abbandonare le sue vecchie amicizie “sfigate” per entrare nel gruppo delle Heathers. Costoro sono le vincenti della scuola, le più desiderate, quelle che vanno alle feste degli universitari e senz’altro le uniche che si divertono sul serio. Con il passare del tempo, però, Veronicasi accorge di non essere più felice della situazione, né con le nuove amiche, né del perbenismo proprio del quartiere residenziale in cui vive. All’inizio fa buon viso a cattivo gioco, ma poi JD entra nella sua vita e la trasporta in un baratro di oscurità e psicopatia dal quale Veronica con molta difficoltà potrà fare ritorno.

Recensione
Questo film deve essere visto due volte: quando si è adolescenti, per ridere delle situazioni tipiche da “black comedy” che si presentano allo spettatore e ai protagonisti; e una seconda volta, da adulti, per apprezzarlo in tutta la sua completezza, e cogliere “schegge” che prima non si erano potute comprendere.

“Heathers” (o “Schegge di Follia” nella versione italiana) è un film che stupisce per la capacità di strappare risate isteriche allo spettatore mentre sullo schermo si susseguono scene tanto atroci da essere divertenti. Ma tu sei lì, le spalle che tremano contro il divano e ridi, perché la situazione è weird, assurda, e perché Christian Slater (magistrale nella parte del giovane tormentato JD), è assolutamente credibile nella sua pazzia distruttrice. Quello in cui sprofonda Veronica, la protagonista (Wynona Ryder giovanissima, magrissima, così fine anni ‘80) è un baratro di follia, quello che JD le ha mostrato, che è insieme la sua perdizione, una sorta di patto con il diavolo, ma anche un modo come un altro per sfuggire alla monotonia e al perbenismo del piccolo quartiere residenziale alto-borghese, dai suoi poco profondi genitori, da una scuola che non è capace di sfuggire alla morsa dittatoriale in cui è avvinta dal perfido gruppo delle Heathers, le amiche che tanto Veronica ha voluto e che ha fatto di tutto per compiacere, ma solamente per scoprire che non si trattava che di una stronza, una debole invidiosa e una povera bulimica.

JD regala a Veronica una possibilità di scappare da tutto questo: “facciamo qualcosa di definitivo, che ci liberi, Veronica. Tu sei come me”. E Veronica non sa se è pazza, o se è solo una ragazzina ricca e annoiata, e ha paura di JD e di sé stessa, e insieme ama quel ragazzo, che ha un rapporto gelido con il padre, corporativo yuppie figlio degli anni ‘80 che sembra appena uscito da un appuntamento con Gordon Gekko tra i grattacieli di Manhattan; un uomo che è la perfetta esplicitazione esagerata della società dominante americana: un assassino che ha trovato la propria giustificazione legale nel far saltare in aria palazzi tramite la sua ditta di demolizioni, perché se no sarebbe un una-bomber, sicuramente molto peggiore del figlio disturbato.

Dall’altra parte, la scuola, piena di deboli. Dall’altra ancora, funerali che misteriosamente cominciano a essere un po’ troppi, e la scuola che si svuota, e Veronica che sa benissimo cosa c’è dietro questa escalation di violenza, e vorrebbe fermarla ma non ne è del tutto sicura: perché è un’adolescente, è insicura. Non sa chi è perché deve ancora scoprirlo.

Se Veronica troverà il coraggio di essere sé stessa, costruendo un’identità, è la domanda principale che ci poniamo e che alla fine vedremo soddisfatta, non dico come.

In mezzo agli omicidi, ai suicidi, tutto ciò che la radio e la televisione fanno è dedicare loro un nuovo tormentone, “Teenage Suicide, don’t do it”, canzone che ci accompagnerà per tutta la durata del film come una nenia disco-pop che diventa sempre più forte e inquietante fino a sfondare la testa. “Oh, è la nostra canzone”, esclama JD, con un ghigno. La canzone di una generazione che acclama il suicidio perché fa spettacolo. E tutti tremano.

Voto: 5/5 Perfetto, dai colori, alle musiche, ai dialoghi.

Approfondimenti
Scheda tecnica
Titolo originale: “Heathers”
Paese di produzione: USA
Anno: 1989
Durata: 102 minuti
Genere: Black Comedy
Regia: Michael Lehmann
Musica: David Newman
Cast: WynonaRyder, Christian Slater, Shannen Doherty, KimWalker

Curiosità
Nel 1994 il film destò polemiche a causa della storia di Fabio, suicida a Milano “per sbaglio”: le modalità del suicidio hanno fatto molto pensare che il ragazzo abbia voluto imitare una scena del film in cui Veronica, la protagonista, simula un’impiccagione.

Puoi guardare anche:
– “Correndo con le forbici in mano” (2007)

– “Ragazze interrotte” (1999)

– “The Faculty” (1998)

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