“No” alla legge sulle “spose bambine”

 

Dure proteste e il dietrofront del governo turco
dopo la proposta legislativa di Erdogan

di Sara Foti Sciavaliere 

 

Aveva scatenato una bufera di proteste, nel Parlamento di Ankara e sui social network, un disegno di legge presentato, lo scorso 17 novembre 2016, dal partito Akp di ispirazione islamica del presidente Recep Tayyip Erdogan, che puntava a condonare gli atti sessuali con minori, se l’autore accettava di sposare la vittima. Esisteva già una legge simile in Turchia, abolita nel percorso di avvicinamento all’Unione europea, quindi l’approvazione di una tale norma avrebbe portato la Turchia indietro di un decenno.

La proposta shock era apparsa in una sessione notturna del Parlamento di Ankara, nascosta nei meandri dei 49 articoli di una legge che, secondo le opposizioni, era stata presentata appositamente all’ultimo momento. Sulle barricate si sono piazzati sia i socialdemocratici del Chp, che parlano di «legalizzazione dei matrimoni forzati», che i nazionalisti del Mhp, nonostante la loro apertura al governo sul presidenzialismo voluto da Erdogan. Ma la norma sulle spose bambine, fenomeno già allarmante in Turchia, non è andata giù neppure a loro.

E le proteste si sono sollevate anche dall’opinione pubblica. Migliaia di utenti hanno condiviso la loro indignazione su Twitter, con l’hashtag «lo stupro non può essere legittimato». Manifestazioni si sono svolte in diverse città contro la proposta, accusata di allontanare la Turchia dagli standard europei. I dati ufficiali indicano che dal 2010 al 2015 ci sono state oltre 230 mila spose bambine. Una cifra enorme, eppure secondo molti esperti sottostimata, perché, proprio per le attuali limitazioni di legge, molte nozze con minori vengono celebrate solo davanti a un imam, e non registrate ufficialmente.

Alla fine il Governo turco ha fatto marcia indietro. “L’argomento è chiuso”. L’annuncio del ministro della Giustizia, Bekir Bozdag, arriva dopo l’ennesima protesta di migliaia di donne davanti al Parlamento. L’Akp, il partito di maggioranza del presidente Erdogan, ha deciso di ritirare il controverso disegno di legge, criticato anche dall’Onu.

Il premier Binali Yildirim non rinuncia comunque alla legge: “Sarà esaminata nuovamente in commissione, prendendo in considerazione i vari punti di vista. E questo problema sarà definitivamente risolto”. Il governo respinge le accuse e parla della volontà di affrontare le conseguenze legali dei matrimoni di minori. Nelle intenzioni dell’esecutivo, il disegno di legge punta a sospendere processi e condanne per abusi su minori fino al 16 novembre 2016, ha carattere retroattivo e può essere applicata una sola volta.

Il testo serve per aiutare le coppie che violano la legge perché hanno rapporti sessuali consenzienti sotto l’età del consenso e vogliono sposarsi. “Quando nasce un bambino da questa unione non ufficiale, il medico avvisa il procuratore e l’uomo viene mandato in prigione. In Turchia si contano tremila casi di questo genere”, è così che il premier turco giustifica, e difende, questa proposta. “Ci sono persone che si sposano, non conoscono la legge che prevede la prigione in caso di rapporti con minorenni. In questo caso l’uomo finisce in carcere, lasciando moglie e figli da soli”. Specificando però: “Perché si arrivi alla depenalizzazione l’atto deve avvenire in maniera consensuale”.

L’Esecutivo quindi in realtà ha rilanciato l’idea di riformulare la proposta di legge. Ma le donne turche, dalle femministe alle islamiste, ribadiscono il loro “no”: la legge va abolita e basta. Il timore infatti è che semmai una simile legge venga davvero riproposta e approvata si possa trovare il modo di trovare ampio vantaggio per chi compie uno stupro, scavalcando la consensualità del rapporto: i violentatori potranno minacciare le famiglie, proporre soldi obbligando i familiari a sposare le loro figlie. In tal modo si introdurrebbe il matrimonio per le bambine, con il benestare della legge.

A criticare la proposta non sono state solo le femministe o le donne che si riconoscono nell’ala kemalista del Paese, bensì anche i circoli di donne filo Akp. A partire dall’Associazione per la donna e la democrazia Kadem, la cui vicepresidente risulta essere proprio Sumeyye Erdogan Bayraktar, figlia del Presidente Erdogan. Sumeyye aveva infatti espresso scetticismo riguardo alle rassicurazioni del ministro della Giustizia Bekir Bozdag, il quale ha sottolineato che la misura era intesa a “proteggere i bambini” e che si sarebbe applicata solo nei casi in cui l’atto è compiuto senza “uso di forza, minacce o altre restrizioni del consenso”. “Anche se non si fosse in presenza dell’uso della forza o delle minacce come si potrà mai stabilire la volontà di una bambina?” aveva affermato la figlia di Erdogan.

Molto più netta la posizione della giornalista Ayse Bohurler, tra le fondatrici dell’AKP, la quale su Twitter aveva scritto che la proposta avanzata “non è legale e nemmeno aderente ai principi dell’Islam. Nell’Islam l’abuso sessuale è peccato, è reato […]. Difendere il giusto dell’Islam è difendere il diritto delle bambine. Per questo motivo non riesco a comprendere le posizioni che sostengono la proposta in nome di una presunta sensibilità islamica”.

Quella delle “spose bambine” è una piaga della società turca. “La normativa turca prevede che un abuso sessuale rivolto al minore che abbia meno di 15 anni presupponga implicitamente una violenza”, è “assurdo parlare di consenso del minore”, sottolinea l’avvocato Hurrem Sonmez. La giurista ricorda inoltre come i sostenitori di questa proposta, che vorrebbero apparire liberali e tolleranti quando si tratta di promuovere il matrimonio delle minorenni, sono gli stessi che condannano le coppie adulte che convivono senza essere sposate. Una vera contraddizione.

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