“La sposa yemenita” di Laura Silvia Battaglia e Paola Cannatella – Recensione

Un graphic novel per scoprire uno Yemen contradditorio ma denso di cultura

di Sara Foti Sciavaliere  

La reporter Laura Silvia Battaglia ci racconta lo Yemen in prima persona, attraverso la vita delle piccole comunità locali, nei piccoli gesti quotidiani che oltrepassano pregiudizi e barriere. Lasciandoci dare uno sguardo a uno Yemen straordinario, da scoprire, ricco di cultura, storie e contraddizioni. E il fatto che la narrazione sia a fumetti rendono l’approccio più accattivante oltre ad avvicinare un target di lettori più vasto.

Il libro
Lo Yemen è conosciuto dall’opinione pubblica per essere la fucina del terrorismo di Al Qaeda e per i rapimenti di turisti stranieri. Ma è anche il Paese che fu la culla della regina di Saba, che stregò così tanto Pasolini da portarlo a girare i suoi film storici in questa terra.

Laura, la protagonista di questa storia a fumetti, ma vivente in carne e ossa, è una reporter. Arriva a Sana’a, in Yemen, nell’estate 2012, per imparare la lingua araba presso un prestigiosissimo collegio: lo “Yemen college of middle eastern studies”. Viene invitata al matrimonio di Jamilla, amica della sua amica Hanien. In Yemen i matrimoni durano tre giorni e lo sposo e la sposa festeggiano separatamente, rispettivamente con gli amici e le amiche. Jamilla dona a lei per prima una rosa rossa: a quanto pare sarà lei, tra tutte le donne presenti, la prossima a sposarsi (ed effettivamente sarà così!).

Laura viene scelta come reporter in Yemen dall’agenzia americana Transterra Media, e inizia così a documentarsi sui bombardamenti dei droni, sul traffico dei bambini tra Yemen e Arabia Saudita; tocca con mano la follia degli attacchi suicidi – dove “la morte […] è qualcosa che non si vede. Essa, come la guerra, si odora. Fino alla nausea” –, il pullulare delle donne velate che s’impara a riconoscere solo dalle curve degli occhi, o il dramma del rapimento degli stranieri, come quello di Luke Somers, un fotoreporter americano.
Laura instaura un dialogo, quasi uno scambio interreligioso, con il più importante sheikh di Sana’a: ed è qui che capisce che esiste il rispetto, che “esiste per chi vede nell’altro una creatura di Dio, per quanto possa essere attaccato alle sue idee e […] vorrebbe che l’altro si entusiasmasse per le stesse cose per cui si entusiasma lui”

Le autrici – Laura Silvia Battaglia e Paola Cannatella
Laura Silvia Battaglia è giornalista professionista e documentarista, oltre che autrice del programma Cous-Cous TV (per TV2000). Siciliana di origine, vive tra Milano e Sana’a, nello Yemen. Lavora come reporter in aree di crisi dal 2007 ed è conduttrice e autrice per RAI Radio 3. Specializzata in Medio Oriente, con particolare focus su Iraq e Yemen, ha lavorato come corrispondente da Sanaa (Yemen) per l’agenzia video-giornalistica americano-libanese Transterra Media, l’agenzia turca TRTWorld, il servizio pubblico svizzero (RSI), Index on Censorship, The Fair Observer, Guernica Magazine e The Week India. Per i media italiani collabora stabilmente con quotidiani, network radiofonici, televisione, periodici e siti web. Ha girato, autoprodotto e distribuito dieci documentari, tra i quali Yemen, nonostante la guerra, prodotto da Rai Doc, uno spaccato nella vita dei civili yemeniti in guerra. Ha vinto i premi Luchetta, Siani, Cutuli, Anello Debole e Giornalisti del Mediterraneo. Dal 2007 insegna in diverse istituzioni italiane ed europee, compreso l’Istituto Reuters all’Università Oxford. Ha scritto l’e-book “Lettere da Guantanamo” (Il Reportage, dicembre 2016) e, insieme a Paola Cannatella, il graphic novel “La sposa yemenita” (Becco Giallo, gennaio 2017), tradotto in quattro lingue.

Paola Cannatella è catanese, come Laura Silvia Battaglia. Classe 1979, è laureata in Economia e Commercio e lavora come autrice di fumetti. Disegnatrice autodidatta, nel 2005 vince il Fumetto International Talent Award indetto da La Triennale di Milano. Dal 2008 vive a Pavia e lavora come grafica per impaginazione e lettering di fumetti. Ha scritto e disegnato “Inchiostro di Jack e Prospettive”. Ma ricordiamo anche un altro lavoro di graphic journalism “Dov la terra brucia” sulla figura di Maria Grazia Cutuli.

Recensione
In questa collaborazione tra la Battaglia e la Cannatella, il prodotto finale è qualcosa di inedito ma allo stesso già visto se pensiamo all’esempio di “Persepolis” di Marjane Satrapi, almeno per le tematiche, poi senza dubbio “La sposa yemenita” si distingue per l’approccio e lo stile. Parliamo di graphic novel – o più nello specifico di un libro di graphic journalism – che sicuramente di per sé una scelta interessante come forma narrativa quando si vuole raccontare quello che un reporter vede e ha visto nei Paesi del Medio e Vicino Oriente, piuttosto che far uso di un asciutta cronaca.

Questa forma di racconto, per immagini, risulta di sicuro più vivace e diventa anche un mezzo di comunicazione efficace per attirare un pubblico di lettori che magari spesso è messo in soggezioni da troppe parole e da certi temi, penso fra tutti molti adolescenti del tutto acerbi nell’approcciarsi alla lettura, tuttavia questa soluzione può essere un valido compromesso. E in fondo anche per chi è un lettore abituale, è piacevole lasciarsi accompagnare dal tratto grafico di Paola Cannatella per aiutare la nostra immaginazione nel dare forma e vita nella nostra mente a quello che Laura Silvia Battaglia ha visto di persona e vuole raccontare.

Così scopriamo un mondo che non immaginiamo, lontano dalla nostra cultura sì e spesso per noi incomprensibile, ma capiamo allo stesso tempo il fascino che ne subisce la protagonista durante i suoi soggiorni e le sue inchieste nello Yemen, la curiosità che in lei suscita. Perché non tutto è sempre come appare o come siamo abituati a sentirci raccontare, ma esistono ragioni più profonde che meritano di essere approfondite.

“La sposa yemenita” ci viene raccontata con pagine fortemente evocative, ma dal tratto diretto, passando in maniera immediata dalle vignette alla nostra mente. È molto interessante anche l’uso del colore che varia da un capitolo all’altra con una logica precisa, che supporta maggiormente il lettore nell’approcciarsi ai contenuti dei racconti illustrati: i tredici capitoli, di fatto, sono scanditi tra tre “cornici” colorate, ossia il rosso per la quotidianità, il giallo per gli argomenti religiosi e il blu per le inchieste. Un modo diverso di fare cronaca, ma che arriva dritto al cuore e alla mente dei lettori.

– L.S.Battaglia – P.Cannatella, “La sposa yemenita”, Becco Giallo, 2017.

Lascia un commento