“Sole a catinelle”

Cronaca di un successo annunciato

di Frédéric Pascali

Due anni dopo lo straripante successo di “Cado dalle nubi”, Checco Zalone torna a stupire e a migliorare le sue performance di pubblico e di botteghino. Lo fa con una commedia diretta dal sodale Gennaro Nunziante e prodotta dallo “scopritore” Valsecchi.



Una miscellanea di tutto il suo universo comico che trasforma la pellicola in una specie di “one man show”. Un’operazione che, avendo a disposizione un talento come Luca Medici, il vero nome di Zalone, si rivela di sicuro impatto spettacolare, ma di relativa efficacia cinematografica.

La trama
La storia si muove nel canovaccio classico della commedia “buonista”. Checco ha il pallino della finanza, ma in realtà fa il cameriere d’albergo. Sembra “svoltare” quando comincia a vendere aspirapolveri porta a porta. Sfruttando le propaggini della sua numerosa famiglia d’origine, la sua carriera pare orientata verso un successo senza pause. Purtroppo per lui, a un certo punto i parenti finiscono e con loro i prodigiosi fatturati.

La crisi professionale coincide con quella coniugale e un susseguente periodo di confusione alla ricerca di un possibile riscatto. L’occasione gliela fornisce l’improvvida promessa fatta a Nicolò, il figlio di dieci anni a cui Checco giura una “vacanza da sogno” in cambio di una pagella da “tutti dieci”. Da qui una girandola di avventure e nuovi incontri che fanno da preludio all’inevitabile lieto fine.

Eroe e antieroe
La trama, di per sé, non fornisce nessun appiglio valido per giustificare un incasso record che, a fronte di un budget di poco superiore agli 8 milioni e mezzo, ha superato i cinquantadue milioni di euro. Tuttavia, paradossalmente, dà l’appiglio per una chiave di lettura che non può prescindere da una constatazione. Il film è solo un mero involucro di cartapesta, dalla durata minima, 90 minuti, e dalla sceneggiatura labile e leggera come un varietà del sabato sera. La pellicola si fa scudo, e funziona, grazie a un trucco narrativo che è nella natura stessa del personaggio Zalone: la sovrapposizione del ruolo dell’eroe e dell’antieroe.

La dicotomia ricorre continuamente e costruisce un limbo immutabile dove le certezze sono assolute. È tutto un gioco, nulla è reale e l’insieme delle cose è tratteggiato da una ragione caricaturale che le spoglia di ogni loro significato, televisione più che cinema.
Mai come in questa terza “prova” appare così evidente. Tutta la “tecnica” impiegata lo rivela spudoratamente. Dalle gag, incalzanti e pronte a frazionare costantemente la sceneggiatura, agli effetti di luce di stampo “matrimoniale”, alle inquadrature che nella loro semplicità, e lineare staticità, riportano alla memoria gli sketch televisivi degli anni settanta, alle sottolineature musicali da avanspettacolo, fino al finale in versione videoclip che non aggiunge nulla a una pellicola cinematograficamente indisponente.

Una rimarcabile, e astuta, eccezione è rappresentata dalla figura del mentore interpretata dal giovanissimo Robert Dancs nei panni di Nicolò. La sua presenza scenica si integra perfettamente con la verve comica di Zalone e cattura senza remore la benevolenza del pubblico. 
“Sole a catinelle” ha usufruito di una distribuzione imponente con ben 1250 sale occupate per l’occasione, racimolando, tra i tanti record, anche quello del film con il maggior numero di spettatori nella storia del cinema italiano.


Approfondimenti
Scheda del film

Regia: Gennaro Nunziante
Sceneggiatura: Gennaro Nunziante, Checco Zalone.
Musiche: Checco Zalone.
Produttore : Pietro Valsecchi
Interpreti principali: Checco Zalone, Robert Dancs, Miriam Dalmazio, Aurore Erguy, Ruben Aprea, Mimmo Mignemi, Valeria Cavalli.

Trailer_“Sole a catinelle”

 

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