Breve storia della fiaba

Racconti senza tempo
e ricchi di saggezza

di Sara Foti Sciavaliere

La tradizione narrativa fiabesca è caratterizzata dalla trasmissione orale e mancando forme scritte – solo relativamente recenti – le origini di questo genere letterario si perdono nella notte dei tempi. Di fatto, non si sa quando sono nate né chi le ha create. Sono quindi narrazioni anonime, derivate dalla saggezza, dalla cultura e dal folclore popolari, giunte a noi perché tramandate oralmente di generazione in generazione.e

 

 

I primi a mettere per iscritto il loro patrimonio fiabesco sono stati gli abitanti dell’india tra il II e il III secolo d.C. In Europa, invece, bisognerà attendere la metà del XVI secolo per poter leggere le prime testimonianze scritte di fiabe. Nel Seicento compaiono due importanti raccolte, grazie alle quale questa tipologia di narrazione viene considerato un vero e proprio genere letterario. 

La prima di queste raccolte è il  “Pentamerone” (1634-1636) di Giambattista Basile (1575-1632), in cui dieci vecchie raccontano per cinque giorni, in dialetto napoletano, cinquanta fiabe. L’altra silloge è “I racconti  di mia madre l’Oca” (1697) del francese Charles Perrault, che per la prima volta trascrive fiabe celebri come “Cappuccetto rosso”, “Cenerentola”, “Pollicino”, “La bella addormentata nel bosco” e “Il gatto con gli stivali”.

Nel ’700, il francese Antoine Gallard traduce liberamente e diffonde in Europa “Le Mille e una notte”, una raccolta di fiabe e novelle orientali che riscuote grande successo. Sarà tuttavia l’Ottocento il periodo di maggior splendore per questo genere letterario, è il secolo in cui la fiaba è più amata e studiata.

Nell’Ottocento

 

Dietro gli influssi delle corrente culturale romantica, che caratterizza la prima metà del secolo, si riscoprono l’importanza del popolo e del suo folclore. Molti scrittori e intellettuali guardano con rinnovata curiosità e interesse al mondo magico e meraviglioso delle fiabe, considerate uno straordinario e illimitato bagaglio di saggezza, leggende, tradizioni e antichissime credenze.

Affascinati dalla creatività popolare, i fratelli tedeschi Jacob e Wilhelm Grimm, iniziano a interrogare anziani, parenti, conoscenti per raccogliere dalla loro viva voce le fiabe e i racconti della tradizione germanica. Essi pubblicano così, nel 1812, un’importante raccolta di fiabe, ancora oggi lette e apprezzate. Il successo dell’opera dei fratelli Grimm stimola molti letterati e studiosi non a imitarli, trascrivendo antichi racconti fiabeschi, ma anche a scriverne e inventarne di nuovi. Un esempio è il danese Hans Christian Andersen (1805-1875), autore di notissime fiabe come “La sirenetta”, “Il brutto anatroccolo” e “Il soldatino di stagno”. Molto importante è pure il contributo dello studioso russo Aleksandr Nikolaevič Afanas’ev che tra il 1855 1 il 1864 raccoglie e cura la pubblicazione delle fiabe russe più antiche.

 

Dal Novecento a oggi

Le fiabe non smettono di appassionare un sempre più vasto numero di lettori, affascinando soprattutto i più piccoli. Sono tuttavia ancora molti gli intellettuali e gli studiosi che considerano la tradizione fiabesca un territorio tutto da esplorare e da indagare alla luce delle nuove conoscenze e delle nuove teorie. le fiabe diventano così oggetto di saggi scientifici, psicanalitici, antropologici e di critica letteraria. Tra queste opere, caratterizzate da un approccio scientifico al mondo fiabesco, va ricordato tra gli altri la “Morfologia della fiaba” (1928) del russo Vladimir Propp. Egli. con la pubblicazione della sua analisi, da input  agli studi sui meccanismi compositivi della narrazione fiabesca.

Nel corso del secolo il fascino di questo genere letterario contagia scrittori di grande successo: ne è un esempio Italo Calvino, che nel 1956 pubblica le “Fiabe italiane”, una raccolta di racconti fiabeschi provenienti dalle varie province d’Italia e da lui tradotte dal dialetto all’italiano.

 

 

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