“Vacanze sull’Isola dei Gabbiani” di Astrid Lindgren – Recensione

Dall’autrice di Pippi Calzelunghe una storia per “crescere” 

di Barbara Saccagno 

Ci sono libri che affondano radici nell’anima, diventando porto sicuro di ricordi in technicolor. Hanno il profumo evocativo delle madeleine proustiane ed il sapore di un passato prossimo che sembra irrimediabilmente scomparso nella scatola di latta delle cose perdute.

 

Un libro è per sempre, si fonde con la nostra realtà e ci lascia segni indelebili.
Riponiamo le storie, le sensazioni, le emozioni e i pensieri nei cassetti segreti della nostra memoria, li dimentichiamo sino a quando, all’improvviso si riaprono a sorpresa, immergendoci nuovamente in quegli spazi comodi ed avvolgenti… così è, per me, “Vacanze sull’isola dei Gabbiani”, scritto dalla svedese Astrid Lindgren, famosa in Italia soprattutto come autrice della strampalata “Pippi Calzelunghe”.

Questo libro per ragazzi, dalla copertina arancione vivace, abbellita da un semplice disegno stilizzato, è stato un insostituibile compagno di viaggio nella mia gioventù, uno dei pochissimi libri che ho scelto di leggere e rileggere… Ogni volta mi ritrovavo immersa nei paesaggi svedesi che sentivo miei, mi sono innamorata della Svezia, della sua luce estiva e degli immensi inverni bui, dei suoi protagonisti, diversi ma al contempo simili. Quei ragazzi mi insegnavano a superare i conflitti e le differenze dando valore ai “valori” veri e profondi.

“Se potessi prendere le ali rosse dell’aurora avrei una casa all’estremo orizzonte del mare” (p. 252).

Il romanzo parte dalla scelta del Signor Melker, padre di tre figli e vedovo, di affittare una vecchia e malandata casa di vacanza per far assaporare ai suoi “ragazzi” la natura durante le vacanze, portandoli lontano dalla città dove risiedono abitualmente. La “casa” diventa il fulcro delle vicende che si intessono attorno alle sue vecchie travi di legno; passato lo scoramento del primo incontro con la “sgarruppata” catapecchia dell’isola dei Gabbiani, piano piano i Melker costruiranno con “lei” un legame speciale che la trasformerà in “membro”effettivo della famiglia. Sarà un rifugio pieno d’amore dove tornare con piacere, sarà vissuta respirandone l’anima accogliente, per fondersi con essa nella pace sognante dell’aurora boreale.

“A volte è come se la vita cogliesse uno dei suoi giorni e gli dicesse ‘a te darà tutto! Tu sarai uno di quei giorni rosso fuoco che brillerà nel ricordo quando tutti gli altri saranno dimenticati”, quanta saggezza Misa Melker (p.350).

L’isola dei Gabbiani insegna ad amare la libertà, ad essere se stessi nella piena coscienza della propria specificità individuale, quella luce speciale che ti rende unico per ciò che sei. Le pagine sono imbibite di poesia, colme di fiducia nel domani e nell’altro.In fondo, c’è sempre qualcuno, anche quando meno te lo aspetti, pronto a condividere il cammino al tuo fianco.

L’Isola dei Gabbiani è un saggio delicato sull’equilibro sottile, ma potente, fra il noi e l’io, che mescola la forza della condivisione e dell’amicizia al gusto piacevole per la solitudine, parlando da soli al vento, cercando di comprendere i misteri del creato oppure scrivendo in solitaria trasognante bellezza le proprie emozioni su un diario.

È stato, per me, un manuale utile per diventare “grandi” senza perdere quella straordinaria capacità, tipica dell’infanzia, di concedere fiducia a chi si ama, senza farsi tradire dalla malafede e dalle maldicenze altrui, che troppo facilmente tessono inganni e si perdono nella falsità stupida degli adulti invidiosi, per fortuna i saggi ed indipendenti bambini del libro guardano oltre, credendo solo all’incanto magico dei sogni e non alle dicerie dell’untore. Un insegnamento da non dimenticare mai!

Questo libro è un universo infinito, c’è la gioia, c’è il dolore, quello intenso e pesante, perché così è la vita, anche quella dei bambini non è sempre, purtroppo, rosea. I problemi si risolvono condividendo, stando insieme, senza perdere mai la speranza e la fiducia : “La gioia e il dolore camminano fianco a fianco. Ci sono giorni neri e pieni di preoccupazioni che capitano quando meno te lo aspetti” (p. 267).

Guardando il dorso consumato risento l’eco vivido di quelle voci e torna la voglia di sognare, distesi su un prato sotto un manto di stelle, avvolti dal profumo intenso dell’erba bagnata dalla notte.

“…babbo credi che le vespe sappiano che oggi è il 18 luglio – domandò Pelle. Ma il babbo era assorto nei suoi pensieri e non gli rispose. –questo giorno è tutto una vita – borbottava Melker – E proprio qualcosa di straordinario!” (p.120).

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