“Van Gogh-Sulla soglia dell’eternità” di Julian Schnabel

La narrazione dell’ultima parte dell’esistenza di un genio e della sua arte

di Frédéric Pascali 

Vi sono delle constatazioni sullo stato delle cose che sfuggono a schemi logici o predefiniti. La pellicola di Julian Schnabel, già pittore di chiara fama e regista alla sua sesta prova di lungometraggio, si crogiola in questa prospettiva e mette in scena la sua personale visione di quello che visse ed espresse Vincent Van Gogh nell’ultima fase della sua esistenza.

Gli artifici tecnici di ottiche e macchina da presa sono i mezzi con cui la sceneggiatura, firmata da Jean-Claude Carrière e dallo stesso Schnabel,prende forma con la stessa arrovellata materia, costantemente alla ricerca della luce, che scandisce la pennellata del grande pittore olandese.

Le inquadrature in soggettiva dominano le sequenze con i primi piani e i primissimi piani che spesso sono soggiogati dalla macchina in spalla, con il senso del reale che finisce per perdersi in una specie di stordimento visionario. Più che la pittura è la psiche di Van Gogh la vera protagonista dell’intera pellicola, quasi una testimonianza documentaristica di quello che fu un viaggio a rotta di collo verso la ricerca di una salvezza che sembrava non albergare in nessun luogo, tantomeno sulle amate tele.

Un cast eccellente per una fotografia in tema
Mentre il racconto da subito imbocca deciso la strada degli ultimi anni di vita del grande artista, quelli più produttivi e più angoscianti, consumati in terra di Francia; le immagini, invece, aiutate anche dall’uso della voce narrante, sembrano voler fare una sintesi di quello che era e che sarebbe stato. Van Gogh e la sua disperazione hanno il volto, la voce e le espressioni di un impeccabile Willem Dafoe, più che mai a suo agio in una parte difficile e complessa.

Il cast che lo affianca si dimostra di altrettanto valore con Emmanuelle Seigner resa molto somigliante all’originale “Madame Ginoux”, Oscar Isaac come alias di “Paul Gaguin”,Rupert Friend nei panni di “Theo Van Gogh”,Mads Mikkelsen in quelli del “prete” e Mathieu Amalric nelle sembianze dell’ultimo amico di Vincent, il “Dottor Paul Gachet”. La fotografia di Benoit Delhomme li inquadra tutti in una luce mai completamente libera, come se si assumesse la responsabilità di preannunciare la normalità e l’inevitabilità della tragedia.

Un senso di angoscia, di imminenza della fine, cosparge ogni sequenza che il lungo flashback, nel corpo centrale della pellicola, non fa che acuire. Alla fine poco importa per quale verità storica, o presunta tale, opti Schnabel nel descrivere la ragione della morte, quando si profilano i titoli di coda la figura del grande pittore è surclassata da quella sincera e disperata dell’uomo.

Scheda del film
Regia: Julian Schnabel.
Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Julian Schnabel.
Fotografia : Benoit Delhomme.
Interpreti principali : Willem Dafoe, Rupert Friend, Oscar Isaac,Emmanuelle Seigner, Mads Mikkelsen, Stella Schnabel, Mathieu Amalric.

Lascia un commento