Vandana Shiva, un seme può cambiare il mondo!

Una donna piccola eppure grandissima: intelligenza, coraggio, conoscenza, forza, vivacità e sorriso dolce sono le sue risorse inesauribili per difendere la biodiversità sulla Terra alla ricerca dell’equilibrio sostenibile

di Barbara Saccagno 

Tutti hanno certamente sentito parlare di Vandana Shiva, vincitrice nel 1993 del prestigioso The Right Livelihood Award che premia chi lotta in prima persona contro i problemi contemporanei creando soluzioni sostenibili e innovative. Vandana, inoltre, è spesso in Italia.

Vandana Shiva è una volitiva donna indiana che si muove instancabile da una parte all’altra del globo per difendere la biodiversità, per lottare contro l’utilizzo di semi geneticamente modificati e contro i monopoli delle grandi multinazionali del “seme”, perché ritiene siano la causa del depauperamento globale.

Dalla laurea in fisica quantistica al divenire un’economista “ambientale” il passo è stato breve: conoscere in dettaglio i meccanismi che regolano i sistemi consumistici insostenibili del contemporaneo, una buona dose di empowerment femminile e approfondire tecnicamente il funzionamento dell’agricoltura tradizionale, più rispettosa delle risorse, le hanno permesso di capire quale futuro l’umanità dovesse scegliere per sopravvivere in armonia.

Sostenibilità a tutto campo è il suo credo che l’ha portata a diventare esempio di peso e voce autorevole che muove coscienze in ogni angolo remoto del pianeta per favorire cambiamenti “green”, nel pieno rispetto dell’uno e del tutto.

Condividere senza sprechi le risorse e valorizzare le capacità “locali” con un’equa distribuzione a beneficio di tutti innesca un effetto positivo in trasversale, dove tutti vincono perché la sostenibilità è l’unica via possibile per il futuro, se vogliamo averne uno… Questi sono i valori fondanti delle sue “battaglie”, d’altronde lei, nel suo sito, si definisce “Author, Scientist, Warrior, Mother” racchiudendo in sé un complesso ecosistema umano che la porta ogni giorno a scendere in campo per difendere ciò in cui crede senza sconti.

Riassumere la sia vita in poche righe è una bella sfida, i punti salienti possono semplificarsi in due passaggi fondamentali: nel 1982 la fondazione di un centro di ricerca indipendente, il RFSTE – Fondazione per la Ricerca in campo scientifico, tecnologico ed ecologico -, durante gli anni ruggenti del femminismo attivo in India, proprio in quel periodo nacque il movimento muliebre Chipko per la difesa delle foreste; nel 1991 fonda il movimento Navdanya (9 semi), 9 semi che garantiscono l’autonomia alimentare dell’India, un sistema funzionale che ha elaborato dall’osservazione puntuale del lavoro di un contadino locale; 9 tipi diversi di coltura in un piccolo appezzamento è tutto ciò che serve per garantire l’alimentazione famigliare senza impoverire la terra.

La sua linea d’azione si potrebbe sintetizzare in The sense of semplicy e cultura pop rispettosa dell’ambiente, lo tutela, perché la sopravvivenza del singolo, e dell’umanità, è indissolubilmente legata ad esso. Questa visione anima il suo instancabile cammino verso la diffusione globale della consapevolezza sull’importanza della conservazione della biodiversità per il nostro futuro.

Perché la biodiversità è fondamentale?
La risposta è quasi banale, perché ogni area ha una sua specificità che è perfetta: si evita lo spreco di preziose risorse e di impoverire o distruggere il terreno e le specie locali; offre una varietà infinita di produzioni, magari a bassa scala ma di alta qualità; favorisce un’alimentazione sana e salutare; si riduce l’uso invasivo e dannoso della chimica; si abbattono i costi senza penalizzare la produttività; si migliora la qualità della vita; si crea un equilibrio sostenibile con l’ecosistema locale, etc.

Inoltre, il cibo è ricchezza da condividere con tutti, non scarseggia se la terra è di tutti, se c’è la libertà accesso a terra e sementi, senza vincoli e “schiavitù”, come quelli delle multinazionali che cercano di accaparrarsi la proprietà intellettuale delle sementi, costringendo l’agricoltura a trasformarsi in una grande azienda profit oriented che non cura né rispetta la Terra Madre (e nemmeno l’umanità).

“Se siamo seri, quando diciamo di voler mettere fine alla povertà, allora dobbiamo mettere fine ai sistemi che creano la povertà derubando i poveri dei loro beni comuni, dei loro stili di vita e dei loro guadagni. Prima di poter far diventare la povertà storia, dobbiamo considerare correttamente la storiadella povertà. Il punto non è quanto le nazioni ricche possono dare, il punto è quanto meno possono prendere.” Vandana Schiva

Perché dovremmo rompere il cerchio di oligopoli e monopoli che destrutturano la Natura con la modifica genetica delle sementi e con l’uso massiccio, e dannoso, della chimica?
La risposta è: perché mai non dovremmo farlo?!?

Sostenibilità significa amministrare e utilizzare le risorse in maniera armonica, per noi e per chi verrà dopo di noi. Il rispetto per la Terra è la chiave per invertire la rotta consumistica che ci ha portato ad una situazione drammatica che, se non cambierà, potrebbe diventare irreversibile in negativo a tempi brevissimi (Conferenza di Genova 2018 dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Dati sul Consumo Suolo ed effetti Negativi rapporto Ispra per Italia).

Inoltre, il cibo è diritto e libertà che spetta ad ogni individuo, indistintamente, così come esercitarlo nel pieno rispetto dell’ambiente che ci circonda e ci accoglie e degli “altri” è un dovere per ognuno di noi. Dobbiamo assumerci la responsabilità di ridurre gli impatti negativi che stanno distruggendo il pianeta e mettendo a rischio tutte le specie, ivi compresa la nostra.

Naturalmente, non tutti sono in accordo con i suoi metodi e le sue visioni, difficile “piacere a tutti”, soprattutto se si assumono posizioni forti di dissenso e si ha il coraggio di denunciare apertamente, seguendo la strada della non violenza di Gandhi, le grandi multinazionali con la fionda di David e 9 piccoli semi.

The world has enough for everyone’s need, but not enough for everyone’s greed.
Mahātmā

Piaccia o meno “Vandana” nella sua complessità, dovremmo ascoltare, a prescindere,la profondità ed il valore del messaggio che porta avanti con la sua voce e la sua presenza: il sostegno alla biodiversità nel segno della sostenibilità.
Ricordiamoci che siamo una specie a rischio, e non si può “piangere sul latte versato” per la nostra superficialità.

Quando l’ultima fiamma sarà spenta, l’ultimo fiume avvelenato, l’ultimo pesce catturato, allora capirete che non si può mangiare denaro.
(Toro Seduto)

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