“Volti” di Barbara Calaba e Angelo Salomone – Recensione

“Raccontare la vita intrecciando il tratto dell’artista con la parola poetica”

di Barbara Saccagno 

La vita è un intreccio continuo di incontri, veloci e furtivi o profondi e duraturi, di segni che lasciano una traccia. Il caos delle casualità infinite in un semplice instante può regalare squarci inaspettati nella tela dell’orizzonte lineare della propria quotidianità, così è accaduto ai due autori di “Volti”, la pedagogista-formatrice Barbara Calaba e l’artista Angelo Salomone.

Un caso incontrarsi in un periodo delicato per Angelo, all’inizio di un percorso di malattia cronica nella maturità piena. Un “fatto” inaspettato che ha segnato un crocevia che ha stravolto il prima, conosciuto e chiaro, con un nebuloso “poi”. Come sempre accade nelle fragilità si avverte la sorte avversa che disgrega le certezze e definisce un punto di non ritorno da ciò che si è stati prima di allora, perché lascia segni che restano e mutano in profondità.

Lì è iniziato il dialogo, alla ricerca di una nuova partenza
Un dialogo che ha trovato la “chiave di sol” fra parole ed immagini, nella comune passione l’arte, in due forme diverse ma uguali nel profondo:“segni” capaci di sciogliere gli abissi della notte con la luce piena del sole caldo delle mattine terse d’estate.

Così, chiacchierando,la poesia e la pittura si sono fuse in un progetto comune che ha dato slancio ad Angelo per trasformare, con l’aiuto di Barbara, un sogno in realtà da progettare concretamente.

La pittura per Angelo è linfa vitale, compagna fedele che lo accompagna in ogni momento della giornata mutandosi in mille forme, sostegno, rifugio, paradiso, mare dagli orizzonti sconfinati, tempesta, amica silente in attesa del “giusto” attimo. Barbara discorrendo, mettendosi in ascolto, osservandolo al lavoro è riuscita a trovare lì il bandolo della matassa per aiutarlo a riconquistare la fiducia, apparentemente svanita. L’incrocio tra segni, parole e tratti a matita, e un sogno comune, esporre le opere di Angelo al pubblico: ecco la via.

“Volti” è un “meta-libro”
È poesia, quella delicata e profonda di Calaba; da professionista conosce i percorsi per arrivare oltre il “non detto”, quello delle bocche cucite e delle porte chiuse, là dove riverbera l’intimità più profonda dell’ego, puro e vero.

È una mostra d’arte, una carrellata intensa di volti, disegnati con tratti morbidi da Angelo, carezze delicate che toccano con lievità e rispetto le storie che nascondono i personaggi ritratti. La matita nera amplifica il pathos e si sfuma in un’atmosfera sospesa fra sogno e fiaba. A volte il lapis si arricchisce di colori sfumati che enfatizzano le emozioni, lambite da sussurri malinconici della eco del tempo che fugge e dal sapore dolceamaro che i dolori tatuano indelebilmente nell’anima.

E ciò che Angelo racconta e cerca nei suoi ritratti è il cuore dei personaggi.” (C. Falcone, Prefazione, p. 9)

Angelo Salomone è un sognatore che ama visceralmente il respiro universale dell’arte, quella magia che spalanca l’immensità cosmica oltre l’ordinario incedere della quotidianità seriale; è acuto osservatore dell’umanità che lo circonda, che ritrae con una delicatezza che riverbera il suo rispetto verso l’infinito “mondo” del vissuto altrui.

Non è, forse, caso, dunque, che siano proprio gli sguardi a catalizzare l’attenzione dello spettatore, anche quando gli occhi sono chiusi, come nel ritratto al figlio addormentato, che è un intimo colloquio colmo d’amore paterno. Sono specchi, quegli sguardi, che si svelano per un istante per, poi, ritornare immediatamente nelle smagliature del tempo perduto dei ricordi. Ci guardano fissi quei volti trasparendo attraverso le parole che i due autori, nel loro fitto chiacchierio, hanno afferrato a volo per puntellare nell’eterno il tramandare di voci e storie che riemergevano vive e vitali fra i segni ritrovando quella che è, o è stata, fisicità reale, concreta, vissuta.

Barbara Calaba narra attraverso la musicalità della poesia stralci di “vite”, conosciute in prima persona o di riflesso dai racconti di Angelo, riempiendo i vuoti “narrativi” che i volti disegnati non possono svelare. Naviga oltre la traccia su carta verso gli orizzonti dell’animo alla ricerca del raggio di sole che fa capolino nell’oscurità delle tempeste, quelle che ci fanno tremare come i sottili rami piegati dalla forza bruta degli uragani della fragilità. Scandaglia trame umane inseguendo quella luce che fa brillare la speranza, che riaccende la fiducia, anche quando non lo si credeva più possibile. In fondo, come diceva il Corvo, “non può piovere per sempre…”.

Ascoltare, esprimersi, superare la sfiducia, accogliere, trovare l’equilibro, anche se labile, per guardare oltre le angosce: la parola si fa portatrice di valori profondi che arricchiscono la bellezza del disegno.

Sono disegni che mi sembrano avere anche una funzione catartica… Siamo nel campo ‘dell’arte-terapia’ che tanta importanza oggi ha in psichiatria e che vuole essere umana. Le poesie hanno uno spettro emotivo ed esperienziale molto più ampio e si leggono con grande pathos…” (E. Borgna, prefazione, p.7)

Un libro che dona speranza.
Pagina dopo pagina è una catarsi che trasforma il bruco in farfalla alata che si libra più consapevole e leggera attraverso le sfumature della vita.

Una passeggiata meditativa piena di incontri intriganti, immaginari eppure reali per l’artista, qualcuno anche per la poetessa. Quei volti invitano il lettore a dialogare in un rimpiattino fra parola poetica ed espressioni grafiche, lasciando trasparire il moto perpetuo delle emozioni e gli iperspazi siderali della condizione umana ricamata sui volti e tatuata nell’animo.

Tante storie, fra segno e disegno, dove riflettersi, immedesimarsi, perdersi e ritrovarsi nell’incedere perpetuo del mistero della vita.

– B. Calaba – A. Salomone, “Volti. Raccontare la vita intrecciando il tratto dell’artista con la parola poetica, A.L.A. Libri, Collana Gli Album – Immagini e Parole, 2019

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