“Vorrei che dal cielo piovessero rose” di Romina Angelici

Vita e opere di George Eliot

di Redazione 

In occasione del Bicentenario della nascita di George Eliot, Romina Angelici ha realizzato un ritratto della scrittrice interessante, profondo e ricco di sfumature, in cui raccontare non solo le sue vicissitudini personali, ma anche il modo in cui ella seppe esplorare la complessità umana, giungendo a creare alcuni dei più grandi capolavori della letteratura.

China sui libri, una giovane donna studia le lingue antiche e moderne, la religione e la filosofia. Mentre si interroga con fervido interesse sulle questioni sociali e morali, i capelli dorati le incorniciano il volto sgraziato e lo sguardo penetrante. Possiede un’intelligenza fuori dal comune e un profondo senso di empatia umana: è Mary Ann Evans, meglio nota con lo pseudonimo di George Eliot, la più colta, indipendente e raffinata delle scrittrici vittoriane. Il destino le riserverà una storia personale drammatica e complessa come la trama di un suo romanzo, ma proprio sperimentando e scandagliando a fondo emozioni, dilemmi interiori e conflittualità, riuscirà a scriverne e a restituirne una fedele rappresentazione nelle sue opere.

Breve cenni su George Eliot

È lo pseudonimo maschile di Mary Ann Evans (Arbury, 22 novembre 1819-Londra, 22 dicembre 1880), l’ultima grande rappresentante del primo romanzo vittoriano. George Eliot arricchì il romanzo inglese donandogli profondità di pensiero e problematiche filosofiche, ma non si discostò dalla tradizione narrativa inglese: offrì commenti e spiegazioni sui suoi personaggi, come avevano fatto Fielding e Thackeray, ebbe un senso della commedia sociale che si rifaceva a quello di Jane Austen e ricordava Walter Scott nell’abilità di maneggiare i fatti storici. Considerato uno dei maggiori romanzieri vittoriani, Eliot precorse il romanzo psicologico moderno e influenzò l’opera di Henry James e di M. Proust.

La scrittrice crebbe in una famiglia benestante e molto religiosa a stretto contatto con la natura e con quella società rurale, di proprietari terrieri e contadini, che costituirà una caratteristica dei suoi romanzi. Nel 1841 seguì il padre a Coventry, dove cominciò a interessarsi di filosofia e delle idee positiviste e razionaliste che la portarono ad abiurare la fede evangelica in favore di una forma secolare di religione dell’umanità basata sull’osservanza di principi morali.

Nel 1850, dopo la morte del padre e un viaggio in Italia, Francia e Svizzera, George Eliot si trasferì a Londra, dove lavorò come collaboratrice e poi vicedirettrice della “Westminster Review”, conobbe molti dei più importanti scrittori e filosofi del tempo (Dickens, John Stuart Mill) e si innamorò del critico letterario George Henry Lewes, separato dalla moglie, ma non divorziato. Sfidando le censure della società vittoriana, andò a vivere con lui. Lewes la incoraggiò a scrivere e nel 1857, con lo pseudonimo di George Eliot, la scrittrice pubblicò Scenes of clerical life (Scene di vita clericale), un volume che raccoglieva tre racconti già pubblicati sul “Blackwood’s Magazine”. Il suo primo vero romanzo fu Adam Bede (1859), seguito dal più celebre The mill on the Floss (Il mulino sulla Floss, 1860), romanzo complesso in cui sono messi in luce i conflitti morali intimi fra i vari personaggi (in particolare, il conflitto sorella-fratello di origine autobiografica).

Nel 1861 pubblicò Silas Marner, opera più semplice, quasi una favola simbolica alla riscoperta dell’innocenza; del 1863 è Romola e del 1866 Felix Holt. Il suo capolavoro è Middlemarch (1872), nome immaginario di una cittadina inglese nella quale è ravvisabile Coventry. In Middlemarch proseguì la sua indagine morale analizzando l’interazione degli individui con i gruppi sociali, dando allo stesso tempo il suo ritratto più completo della vita di provincia inglese e delle differenze tra il modo di vivere della città e quello della campagna. In una sola storia si intrecciano quattro trame distinte e una cinquantina di personaggi; il suo interesse per personaggi “antieroici” e per la quotidianità si accompagna sempre agli interessi filosofici, teologici ed etici. Grande attenzione George Eliot dedicò anche ai problemi della forma del romanzo: la scrittrice rifiutò l’imposizione dall’esterno di una trama sui personaggi, il racconto era per lei condizionato solo dalle esigenze della situazione descritta. L’ultimo suo romanzo, Daniel Deronda (1876), è un’opera di ottimo livello che contiene scene memorabili.

– Romina Angelici, “Vorrei che dal cielo piovessero rose. Vita e opere di George Eliot”, Prefazione di Francesco Marroni, coll. Windy Moors, vol. 22, flower-ed 2019

 

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