Le politiche di pari opportunità


Interventi volti a ridurre
le disparità di genere
dal lavoro alla politica,
alla famiglia


di Rossella Bufano

Le politiche per le pari opportunità comprendono l’insieme di misure volte a combattere ogni forma di discriminazione, sia essa legislativa, di prassi o architettonica,

e a garantire uguaglianza di opportunità in ogni sfera della vita (famiglia, lavoro, cittadinanza, politica, accesso ai servizi), indipendentemente dal genere, dall’etnia, dalla religione, dall’età, dall’orientamento sessuale o politico, dall’abilità fisica, ecc.

In mancanza di pari opportunità “di partenza” e di interventi che le assicurino, si inaspriscono o addirittura aumentano le disuguaglianze e si afferma un sistema in cui a prevalere non sono le capacità e i diritti, ma la “fortuna” di memoria machiavelliana. Questo è particolarmente evidente quando si parla di parità di genere. Poiché, salvo l’istruzione in cui le donne hanno superato numericamente gli uomini (a seguito delle politiche del XX secolo indirizzate a promuovere l’istruzione di massa  negli stati occidentali), nella maggior parte del mondo le donne continuano a essere discriminate nel lavoro, nella politica e nella famiglia.

Come emerge anche dalla relazione “Parità tra donne e uomini – 2010” della Commissione europea, la quale denuncia che i progressi sono lenti e le disparità di genere persistono a livello di tassi d’occupazione, di retribuzione, di orario di lavoro, di accesso a posti diringenziali, di condivisione delle responsabilità in materia di impegni familiari e domestici e di rischio di povertà . Le politiche sociali inerenti, pertanto, rivestono ancora un’importanza cruciale.

Le politiche per la parità di genere consistono in una serie di interventi statali volti a modificare situazioni che favoriscono il divario nella partecipazione alla vita politica, sociale ed economica per ragioni legate al sesso. Le politiche per la parità tra uomini e donne riguardano ambiti diversi, poiché la disparità di genere «si manifesta in maniera trasversale in più settori con effetti che si intersecano e si rafforzano tra loro».

A seconda delle disuguaglianze e delle relative politiche sociali si possono individuare cinque sfere: la rappresentanza politica, il mercato del lavoro, il contesto familiare, la conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare, i diritti del corpo.

Nella prima, la situazione di disuguaglianza è data dall’esclusione dal diritto di voto o dalla sottorappresentanza femminile. Esempi di politiche sono: il suffragio universale, l’introduzione di quote o l’obbligo legislativo di una rappresentanza al 50% maschile e al 50% femminile.

Nel mercato del lavoro vi sono differenze salariali, discriminazioni nell’accesso e nella permanenza. Esempi di interventi sono: leggi sulla parità salariale, azioni positive a favore delle donne (corsi di formazione, incentivi fiscali per l’imprenditoria femminile).

Nel contesto familiare vi è una iniqua ripartizione dei compiti. Esempi di politiche sono: l’erogazione di servizi pubblici per l’assistenza agli anziani e la cura dell’infanzia. La difficoltà di conciliare vita-lavoro favorisce l’abbandono dell’attività dopo la nascita del primo figlio e rende difficile il rientro nel mercato del lavoro. Esempi di interventi sono: i servizi socio-assistenziali, i congedi parentali, l’introduzione di tempi flessibili di lavoro (part-time, telelavoro).

I diritti del corpo attengono la sfera della riproduzione e della sessualità. Esempi di politiche sono: leggi sul diritto all’aborto, sulla fecondazione assistita, accesso ai metodi contraccettivi.

 

 

Per approfondimenti

Articolo estratto da: Rossella Bufano, Welfare state e pari opportunità a partire da Esping-Andersen, in M. Mazzotta, Lo Stato del benessere nella società della conoscenza, Tangram, 2012.

 

– A. Donà, Genere e politiche pubbliche. Introduzione alle pari opportunità, Milano, Mondadori, 2007.

 


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