Wildlife Photographer of the Year 2018

Lo sguardo sul mondo dietro l’obiettivo:
ospiti al Forte di Bard gli scatti del contest 

di Barbara Saccagno 

Si rinnova l’ormai fisso appuntamento a Bard con Wildlife Photographer of the Year del National History Museum di Londra, uno dei più importanti, e longevi, contest internazionali dedicati alla fotografia “naturalistica” in tutte le sue declinazioni. Scatti capaci di fissare un istante narrativo che emoziona, nel bene e nel male.

Le fotografie sono il pretesto per affrontare un viaggio di riflessione e conoscenza sulla drammaticità dell’impatto umano sulla Natura e sulla fragilità nascosta della bellezza che ci circonda e che, inspiegabilmente, non solo non sappiamo cogliere ma continuiamo a distruggere con indifferenza e cupidigia.

Il destino del mondo in uno scatto: le due bellissime scimmie dal brillante manto arancio mélange del vincitore assoluto 2018, l’olandese Marsel Van Oosten, ritratte nella foresta delle montagne del Qinling. La giovane scimmia ha lo sguardo perso nel futuro e la più vecchia con un’espressione preoccupata sembra guardare il suo presente svanire, quasi consapevole che loro sono esemplari in via di estinzione. Così, quell’attimo di intimità rubata ci riporta alla scelleratezza delle nostre scelte che non si accorgono che distruggere la biodiversità significa, volenti o nolenti, decretare la cancellazione delle specie, compresa la nostra.

Ammiro, ogni volta, il fascino della fanciullezza delle sezioni Young, dai 6 ai 17 anni. Lo sguardo semplice, diretto e non ancora mediato da sovrastrutture, dei giovani offre affreschi poetici che ridanno fiducia al presente ed al futuro. Gli animali sono osservati con il piacere della scoperta e della condivisione in un racconto che ci ricorda che siamo tutti parte dello stesso Universo; l’incanto, il rispetto e la magia sono ingredienti necessari per un domani migliore.

Tra le tante foto una, più di tutte, mi ha riportato al sogno delle fiabe della mia infanzia: “Duck of Dreams” del giovanissimo, e già pluripremiato, Carlo PerezNaval. Un’anatra colta in un momento di rilassamento, bellissima, si lascia cullare nella trasparenza calma delle acque senza timori, senza orpelli, straordinaria nella sua quotidianità. Questi piccoli fotografi in erba mi sconvolgono per la loro bravura tecnica e per la forza narrativa che noi adulti, almeno a me pare, abbiamo perduto crescendo e non siamo più capaci di recuperare appieno.

Ogni fotografia è un pezzo di un puzzle che descrive ciò che ogni giorno accade sulla Terra o è accaduto lasciando un segno indelebile, come la volpe che si aggira con sguardo severo e sdegnato sulle maschere antigas abbandonate sul pavimento di un’aula nei pressi di Cernobyl vuota dal 1986, a causa di uno dei tanti grandi disastri ecologici di cui ancora paghiamo, e pagheremo, le conseguenze. Lei, la volpe, nella sua SchoolVisit, dell’inglese Adrian Bliss, sembra ammonirci senza comprendere la nostra superficialità. O lo scatto di uno dei rari esemplari viventi di orso marsicano che si aggira sperduto e furtivo nelle vie di un borgo del Parco Nazionale d’Abruzzo. L’orso sembra chiedere al fotografo, l’italiano Marco Colombo, di non rilevare la sua presenza a nessun per evitare guai, perché la sua sopravvivenza è a rischio ed ogni “passo sbagliato” potrebbe cancellarne le tracce genetiche definitivamente. O quello della giovane madre di gorilla immersa nel suo dolore incancellabile per la morte del figlio, che, seppure conscia di averlo perduto, non riesce a separarsi definitivamente dal suo piccolo, perché una madre è sempre una madre, come racconta il fotografo Ricardo Nunéz Montero.

Tante, tutte, ogni singola opera premiata, o menzionata, vale la visita. Ogni spettatore avrà il suo viaggio e le sue riflessioni…
The Sad Clown, di Joan de la Malla, una piccola scimmia incatenata e costretta dall’uomo a recitare per strada per pochi spicci, indossa una maschera di Clown Tristeche ne riflette l’animo e la condizione ed il suo gesto spontaneo di coprirsi gli occhi con la zampa in timido pudore ci suggerisce alcune riflessioni:
Siamo certi di essere, noi umani, intelligenze “superiori”?
Siamo, poi, così diversi nella realtà delle nostre schiavitù?
Il gioco vale davvero la candela?
Non ai posteri, ci si augura, la sentenza, ma si auspica, chiedendolo a gran voce, il cambio di visioni e di cammino ai presenti.

Approfondimenti
Informazioni
Wildlife Photographer of the Year 2018
Forte di Bard – Bard (Ao)
02 Febbraio – 02 Giugno 2019

National HistoryMuseum – Wildlife Photographer Contest

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